Il ricordo di Astori: il commento del dg Marroccu ed ex compagni

04-03-2018

#feralpisalò

SALÒ - Momenti passati insieme, ricordi indelebili che riaffiorano nella mente di chi lo ha avuto come giocatore e di chi lo ha avuto come compagno di squadra. I tratti personali, prima ancora che tecnico-tattici, di Davide Astori sono unanimi. Lo testimoniano i tanti che hanno avuto modo di incontrarlo in campo in carriera. 


Il direttore generale e sportivo Francesco Marroccu è forse una delle persone che conosceva meglio Davide Astori. Sei anni al Cagliari, in cui lo ha visto crescere e affermarsi in Serie A: "A Cagliari arrivò da ragazzo e se ne andò da uomo. Quando ha lasciato il club, ho sempre detto che lui era la perfetta sintesi tra il giocatore perfetto e l'uomo perfetto. Può sembrare retorica, ma a chi mi ha chiedeva qual era il giocatore che rappresentasse il miglior esempio, come calciatore e come uomo, ho sempre detto Davide Astori".

Elia Legati ha vissuto fianco a fianco di Davide Astori due anni nelle giovanili del Milan: "Abbiamo condiviso la camera del collegio di Milanello. Eravamo in camera assieme, in quelli che di fatto erano i primi due anni lontano dalle nostre famiglie. Siamo arrivati lì totalmente inesperti, catapultati nel mondo reale. Siamo sempre stati rimasti in contatto anche dopo quell'esperienza. Chi era Davide? Una persona speciale, di grande intelligenza e sensibilità. E non è una frase fatta. In tanti stanno descrivendo Davide così e ciò testimonia quanto ciò sia vero. Non riesco ancora a realizzare ciò che è successo. Il mio pensiero va ai suoi genitori, alla sua compagna e alla sua bimba: conoscevo tutti loro. Conosco tutti loro". 

Compagno di squadra, non solo nelle giovanili del Milan, anche Ferdinando Vitofrancesco: "Abbiamo fatto anche un anno a Cremona. Era il primo anno di Serie C, poi andò al Cagliari perché già all'epoca si vedeva che era un giocatore già pronto. Vorrei abbracciare la famiglia. Il  ricordo? Aveva sempre il sorriso, era una persona educata".  

Più recente, l'esperienza di Ricardo Bagadur che è stato aiutato, seppur per poco tempo prima di lasciare Firenze. E con lui condivideva non solo il colore della maglia, ma anche il ruolo: "Era un ragazzo bravissimo, sempre a disposizione quando c'era da aiutare i giovani. Ho imparato tante cose da lui, anche perché giocavamo nello stesso ruolo. Ho solo momenti belli nella mente. Sono rimasto scioccato ed è difficile parlare: sono senza parole, non avrei pensato che potesse succedere una cosa del genere".